L’alba è il premio degli insonni

BACK SIDE OF THE BLIND SPOT

L’alba è il premio degli insonni

 

Nella vita delle forme il contributo dell’artista è quello della cura dell’anima contro lo spettro sottile e ambiguo della “ripetizione”, canone dell’estetica postmoderna. Ciò lo si intuisce bene nell’installazione video a due monitor la quale, pur discostandosi apparentemente dalle altre opere, appare perfettamente in linea con la mostra e chiaramente rispondente al concetto deleuziano di differenza e ripetizione dove la ripetizione risiede nell’esercizio delle facoltà dato dall’abitudine (selfie), e la differenza, la componente veritativa delle azioni, nasce da un uso trascendente dell’esperienza (autoritratto). E’ invero significativa quest’opera perché l’artista, evitando logore pratiche relazionali, riesce quasi a trasferire ai ragazzi la sua capacità di vedere le cose, riesce ovvero a rendere esercizio e consapevolezza la sua lettura controluce del reale e la sua cura per il dettaglio che permette quel leggero spostamento di stato, il quale ci conduce oltre l’angolo cieco. Tale esercizio della percezione e dello scontro però non crea mai contrasti ma solamente opportunità estetiche nuove. La sua opera è una sorta di unico poema che legge la vita come rivelazione, come un’esistenza che per essere anche solo appena afferrata deve venir percepita in profondità e in silenzio. Kamo no Chōmei, poeta giapponese del 1200, riflettendo sullo Yugen scrisse: “Se si guarda alla montagna attraverso la nebbia d’autunno, la vista può essere indistinta ma avere ugualmente grande profondità”.

Tommaso Evangelista