PENSIERI D’ACQUA DOLCE

Giorgio Seveso

C'è qualcosa di candido, incantato, di intensamente puro in questo giovane autore e nelle sue opere fatte di progetti, figure e istallazioni. Ma anche qualcosa di sagace, di agguerrito, di sofisticato. Qualcosa che malgrado (o, forse, proprio per ) l'asprezza dei tempi che viviamo tra crisi inaudite e problemi vecchi e nuovi, tra appiattimenti paurosi dell'immaginario collettivo e involgarimento di ogni clima, rimane lieve come una canzonetta d'infanzia, leggero e crepitante come un gioco sorridente di bambino. Ma resta, anche, efficace tagliente come un epigramma filosofico, suggestivo come la suggestione di uno short pubblicitario, come un filmato virale di You Tube... Emozionato di tremiti d'amore e sorrisi come il giovanotto di Paynet, assorto nei suoi palpiti d'anima come il piccolo principe di Saint-Exupery, Luciano Sozio versa nelle sue immagini il flusso ansioso e suggestivo dell'immaginazione, commosso com'è costantemetne dallo spettacolo che filtra dagli enzimi del suo cuore, dall'eco che la vita sedimenta nelle sue visioni.​​​​

L’ESSENZA LEGGERA DEL MONDO

Lorenzo Canova

Quale mistero si nasconde in una materia che nella sua essenza densa e porosa, nelle sue rugosità, nelle sue asprezze e nella sua pesantezza si trasforma in una sostanza luminosa e leggera, in un'aria e in una trasparenza paradossalmente fondate su un corpo fatto di terra e di pietra sminuzzata?
Luciano Sozio lavora da tempo su questo mistero che rappresenta uno dei cardini della sua poetica in cui la natura minerale e ruvida delle cose vuole sollevarsi dal fardello che le lega al suolo per raggiungere una condizione aeriforme in cui la gravità si annulla per raggiungere un nuovo stadio di sublimazione.
Sozio sa bene che la piuttura rappresenta uno dei tramiti creativi più forti per dare forma a questo ossimoro dove un mondo opaco e gravoso subisce una metamorfosi fantastica attraverso la costruzione operata dall'artista. Nello sguardo di Sozio, infatti, ogni cosa si fa levitante e sospesa e si rischiara di una luce speciale, più emanata che ricevuta, che colma e misura le distanze trasferendole in una dimensione allo stesso tempo plausibile e irreale dove la presenza umana assume un senso particolare posto a metà tra le dinamiche profonde e sfuggenti del sogno e la necessità di ribadire lo spessore fisico di opere allo stesso tempo statiche nella loro asserzione metaforica e dinamica che nella loro struttura narrativa.
In questo senso l'uso dei materiali extrapittorici usati per comporre corpi fatti di tessuto o per creare abiti che vestono in modo concreto e tangibile le figure rafforza il valore tattile di questa pittura, la sua volontà di usare il linguaggio della vita e del reale per rappresentare le visioni di un immaginario che compone un universo parallelo dalle meccaniche solo apparentemente inverosimili, ma in realtà fondate su un sistema di regole inventate al contempo rigorose sul quale l'artista basa le coordinate assurde e plausibili della costruzione spaziale dei suoi quadri.Con la sua accurata e sapiente disposizione di particolari dipinti talvolta in modo a prima vista quasi trascurato e rapido e talvolta in modo molto rigoroso e severamente fedele al "vero", Sozio dà forma alla sua realtà personale dove le cose e le persone si liberano dai gravami della vita quotidiana all'interno di una narrazione dove accadono eventi inauditi e favolosi, dove gli oggetti prendono vita e gli animali possono dialogare con gli uomini o con gli arcobaleni che sorgono da una scatola che riesce a contenere il cielo e i pianti all'interno delle sue microscopiche pareti. Nel candore del fondo lattiginoso tutto si muove come nell'armonia siderale di un firmamento ignoto, il sole e la luna si riducono a due giocattoli che possono ricordare i palloncini scelti spesso dall'artista per sottolineare allusivamente la sua aspirazione costante verso l'alto, le teste e le gambe si slegano dai corpi assumendo una vita propria e una nuova presenza all'interno della tessitura compositiva dei dipinti.
In quete opere, dunque, tutto perde misteriosamente peso con una grazia sottile con cui Sozio rende lievi addirittura i corpi grevi e tozzi di pugili che si sollevano docili come aquiloni ed eloquemente quello che appare più pesante, in questo mondo dai canoni ribaltati, e l'enorme colibrì posato sulla testa di un uomo usato quasi come un cavallo da soma. Nelle trasformazioni costruite dall'arte fiorisce quindi una natura ibrida e mutante, in una fusione tra piante, animali e uomini dove gli archetipi dei miti e delle favole appaiono rigenerati attraverso i meccanismi enigmatici di una metamorfosi scaturita da una fervida libertà creativa e da una visionarietà che si rinnova costantemente nel sogno di una perenne trasformazione e rigenerazione.
Negli spazi accennati e poi negati di un interno senza prospettiva che diventa foresta, monte o cielo stellato, dove le ragazze nude si posano sui fiori come fate di mezza estate e dove i pianofroti si mutano in uccelli per dare più dolcezza al loro conto, Sozio compone elegie che cantano un mondo sognato e irraggiungibile, i territori fiabeschi collocati oltre lo specchio, nello spazio, nello spazio lucente del simbolo dove la terra pesante si fa luce e dove grazie all'arte gli uomini indossano ali di farfalla per superare i loro limiti, per aprire un varco luminoso nella densa e opaca coltre delle apparenze e per ritrovare infine il profumo e il senso dell'essenza leggera del mondo.

GETTING THERE

Serena Ribaudo

E’ da una goccia che muove l’Intuition di Luciano Sozio.
Il doppio binario dell’Intuizione/Rivelazione è un percorso obbligato, per l’artista e per l’uomo, nel raggiungimento di uno stato di trascendenza dal dovuto e di liberazione cosciente della propria individualità. E’qui che la goccia diventa Intuizione/Idea nella sua fragilità e nella sua pregnanza di significati.
Intuition è una Camera d’Aria ovvero un’apertura nel microcosmo, una sospensione monadica nell’aere. La presenza di gocce in vetro multicolore è testimonianza dello scorrere della Vita, senza costrizioni di sorta e senza limiti spaziali. Non ci sono pareti coatte nella Camera d’Aria ma i colori della Vita irradiano le gocce, replicantisi come soffi vitali e sospese su piedi/themélion nell’anelito di un equilibrio irraggiungibile. L’istallazione Our Time è il fulcro dell’Intuizione/Rivelazione, l’attimo dell’epifania in cui l’artista coglie il significato della Vita e ne disvela il comune destino: le figure sfidano la forza di gravità, immerse nella traslucida policromia della goccia e levano i piedi dal suolo quasi a volersi affrancare dal fardello gravoso di tempi miseri. Ciò nondimeno esse aprono le braccia quali vigorosi ginnasti e si abbarbicano alle radici dell’hic et nunc, al momento di grazia in cui comprendono di essere in Vita.
Uomini e donne nella loro ambigua e ludica facies di bambola si dispongono coraggiosamente dinanzi al fruitore e lo invitano ad un serrato e dialettico confronto da cui emerge prepotentemente l’acquisizione della consapevolezza di una dimensione illuminata.
Our Time non rappresenta un’umanità scontata e rassegnata bensì quella parte di essa che cerca di raggiungere un, seppur fuggevole, stato di equilibrio. Tutto il resto è, tout court, flusso di gocce che afasicamente vanno a finire nel mare. Gli eroi di Sozio resistono fortemente ad una sorta di crocifissione ideale –sotto strenuo sforzo- tentando di uscire dall’inchiodamento per accogliere la Vita in forma rinnovata e nelle vesti di uomini e di donne liberati.
Potremmo parlare di una cosmogonia della poetica di Luciano Sozio: una sorta di vocabolario umano declinato al plurale dall’artista che ancora una volta vede nell’uomo e nella sua cosciente consapevolezza la rivelazione e forse anche la risoluzione della complessità del vivere. In Getting There il topos della goccia trasmuta finoad acquisire l’evanescente sembianza del palloncino. L’Intuizione invola nella Creazione. Essa corre veloce dalla mano-mente ideatrice, con le note forti della materia del ferro incementato e le connotazioni più fluide dei due diversi colori
scelti per il "dentro" e il "fuori " di una Camera d'Aria.
Il tema della Creazione è qui affrontato con evidenti di risultati ora visivi ora simbolici: gli elementi tutti concordano in un racconto del processo creativo enarrato con ritmi frenetici. L’attesa della Creazione si esplica in una sorta di tregua del pensiero creativo prima di arrivare a realizzare l’Idea. Così come nella michelangiolesca rappresentazione della Sistina , la mano del Creatore si sofferma in un attimo di eternità, prima della realizzazione della sua Idea/Uomo. Quel Logos – nella sua bivalenza di pensiero umano e pensiero divino- si concentra prima della fusione archetipica e della materializzazione della carne umana di Adamo. In Luciano Sozio suggestioni attinte alla figuratività classica si fondono con una sensibilità del nuovo, declinandosi alla luce della contemporaneità. Quel fluido classico che corre tra il Creatore/Artista e l’Adamo Creato/Idea si complica qui di un filo elettrico di collegamento fra l’impulso creatore e l’Idea in fieri. Una sorta di big bang artistico esplode ora tra l’Idea e la sua realizzazione. Si impone una speculare equivalenza tra l’artista creatore e l’Idea creata/realizzata in una sorta di potente fusione tra le sue mani e la materia da lui padroneggiata; una materia che nelle mani del suo creatore artista, attraverso lo squarcio della membrana, diventa essa stessa Idea inverata nello spirito e realizzata nella sua più completa concretezza.
Sozio è quindi l’artista creatore, il primo, l’eletto che detiene l’Idea ancor prima della sua realizzazione; la sfera vuole rappresentare se stesso come contenitore di quell’Idea primigenia alla quale perverrà attraverso il travaglio, faticoso ed esitante, dello scagliare la pietra/dardo onde liberarsi del suo contenuto/Idea.
L’itinerario artistico di Luciano Sozio è quasi un’ontologia della meraviglia del mondo: un universo fatto di ideali non-luoghi della Risoluzione, architetture umane mutanti, misteriose tracce a metà tra ingenuità infantili e automatismi psichici.Egli è sempre alla ricerca di quel fluido alchemico che scorre incessantemente e che traccia un iter tutto speciale dove inizio e fine, passato e futuro, vita e morte metamorfizzano in un disegno di totalità: egli nel farlo dispiega tutte le potenzialità della sua intelligenza creativa usufruendo tanto delle capacità espressive della terza dimensione nelle sue sculture e nelle sue installazioni quanto della bidimensionalità della pittura nelle sue tele.
La pittura di Sozio presenta un’impaginazione spaziale che sembra rimandare alle Camere d’Aria, avvalendosi dello stesso stratagemma a spigoli vivi e parallelepipedi angolari: un ritorno continuo e quasi forzato all’iter del razionale da cui sembra voler fuggire, evadere con scorci arditissimi ed eterodossi voli. Dalle gocce della Vita alle rigorose Camere d’Aria l’artista molisano perviene ad un’originalissima partitura pittorica e i suoi quadri sono caratterizzati da una serie di slittamenti di piani che appaiono quali squarci, finestre aperte a dimensioni altre. Ampie e distillate campiture si alternano a impasti cromatici densi e magmatici. Robusti contorni trasmutano in una linea decorativa che fila sinuosi arabeschi. Alcune silhouette ricordano persino gli eleganti contorni della lira e la poetica di Sozio si muove fra toni e controtoni musicali. Nulla di più visionario in ambito artistico: “polittici” che custodiscono nella valva centrale cavalli a dondolo. Cieli che si rispecchiano come in un selfie su superfici d’acqua. Maghi e zingare costituiscono il mondo sfaccettato eppur proiettato verso dimensioni altre di Luciano Sozio, artista eclettico e promettente vate della nuova linea tormentata e flessuosamente versatile dell’arte contemporanea.

STORIE IN BILICO

Lorenzo Canova

La pittura di Luciano Sozio si pone in bilico tra situazioni e stati diversi in una condizione eloquentemente allusa da un tabernacolo dove è racchiuso un palloncino che l'artista conserva gelosamente come una metafora della propria visione del mondo, del proprio operare e di un'esistenza in lotta con l'aspirazione ad abbandonare l'elemento e terrestre per spingersi verso spazi celesti forse mentali o addiritturaspirituali.
Anche la tecnica stessa di Luciano Sozio denuncia la presenza di una simile dialettica, a partire dalla scelta di recuperare tecniche antiche, di produrre automaticamente con procedimenti artigianali i propri colori per dare vita però ad opere dove l'artista alterna di proposito la qualità e una sorta di "alta risoluzione" della pittura (soprattutto in alcuni particolari e nei volti) a una "bassa risoluzione" degli scenari dove sono ambientate le sue storie in bilico. Cosi i personaggi dell'artista si collocano in uno spazio appiattito e incerto in cui il non finito assume un ruolo preponderante nell'accompagnare i particolari scabri e volutamente infantili dove le figure trovano la loro collocazione. Questi elementi solo apparentemente secondari sono dipinti infatti con uno stile che tiene conto della velocità esecutiva di certe tendenze pittoriche internazionali senza dimenticare tuttavia il rapporto con alcune ricerche, anche astratte , del Ventesimo secolo che si ravvisano in una certa presenza materica e in alcune note fortemente timbriche del colore, nella tendenza della bidimensionalità e alla semplificazione dei particolari, trattati con una scelta e avveduta noncuranza che aiuta a comporre il senso globale dei lavori.
In questo modo la stesura pittorica e la struttura disegnativa dei quadri divengono segnali emblematici della costruzione metaforica di dipinti dominati da un senso di mistero, da un 'atmosfera magica visionaria in cui le scene a cui assistiamo sembrano dare forma a un meccanismo onirico della rappresentazione, a un catalogo di sogni e allucinazioni dove incontriamo bagnanti e lottatori, vecchi con palloncino e donne che assistono a enigmatiche corse in miniatura di cavalli giocattolo, dove i suonatori si nascondono o si trasformano nella vegetazione e dove i cavalli a dondolo si abbeverano a improbabili fonti apparse come per miracolo dalla tela bianca.
Ma sono la sospensione, lo stato in bilico dei corpi che non toccano il suolo, il loro equilibrio precario a costituire la chiave di lettura, di un ciclo di quadri in cui questa posizione allude forse a un possibile tentativo di ricreare un dialogo organico e vitale tra microcosmo e macrocosmo, tra immaginazione e ragione, all'aspirazione a una levità vagheggiata come uno stato di grazia o come la considerazione di quello che consideriamo reale che aiuta lo sguardo fantastico di un artista che cerca di scoprire gli enigmi sottili del cielo con gli addensati pigmenti estratti dalla terra.